|
La storia
Asmara Napoli
è un nostos, un viaggio di ritorno senza fine di una piccola famiglia, iniziato il 12 luglio 1943 su una nave ospedale che fa il periplo dell'Africa (più di cinquanta giorni); un esodo forzato in Italia dopo l’esperienza dei campi di concentramento inglesi; prosegue per ferrovia in carro merci, dall'approdo di Taranto al mondo apparentemente immobile, eppure vivissimo, del paese d'origine del capofamiglia rimasto intanto in Eritrea in mani britanniche. Il piccolo manipolo, tre bimbi, guidato dalla forte, saggia e impavida figura materna, giunge a Ruoti, minuscolo paese della Lucania, che accoglie e protegge la famiglia di profughi, aumentata intanto di un’altra creatura portata in grembo a bordo della Giulio Cesare. L’odissea continua a Napoli, nella durissima realtà dell’immediato dopoguerra, con insidie e difficoltà pari quasi a quelle della prima parte. Molti anni dopo, in un giorno qualsiasi, il ritorno per caso in un angolo remoto di quel lungo viaggio, segna l’incontro con le presenze vive che sempre restano in nostra attesa, nei luoghi della memoria.
L'archetipo di questi piccoli quanto spessi Odissei si identifica col procedimento narrativo della peripeteia, la peripezia o mutamento imprevisto della situazione presente, il mutamento che in una storia si produce nel senso contrario alle vicende in corso, purché avvenga secondo verosimiglianza e necessità. La cronaca attinge ad una concezione agonistica dell'esistenza, rielabora la realtà in forma narrativa in un racconto che deliberatamente quanto inconsciamente anela a non concludersi: tenace resistenza, capacità di “incassare” i colpi che la sorte infligge nel viaggio avventuroso della vita intera che tende, al di fuori di stentati psicologismi, a divenire paradigmatico del nostro quotidiano
|